I social network aumentano la felicità? Vi riassumo la mia tesi.

Surfing alone

Da quando è cominciata l’era dei social network vi sentite più felici? Avere sempre più amici online vi rende più soddisfatti dalla vita? Possono Facebook e gli altri social network aumentare quello stock di valori e relazioni che ogni individuo percepisce e acquisisce in una società? In altre parole, i social network aumentano il capitale sociale?

Queste sono alcune delle domande che mi sono posto durante le ricerche per la mia tesi di Master dal titolo:“Surfing Alone: do countries with higher numbers of users in online communities have higher happiness levels?” L’obbiettivo non era riuscire a dimostrare chissà cosa, quanto piuttosto capire i rapporti e le relazioni tra questi strumenti e la società, capire quanto le relazioni online influiscono sulla nostra vita offline.

Quel che ho scoperto però non ha nulla di buono, anzi è allarmante. L’effetto dei social network sul capitale sociale e sulla felicità è negativo. In particolare questi andrebbero a contribuire (essendone un indicatore) al lato oscuro del capitale sociale (the dark side of social capital).

La ricerca è stata condotta su un livello macro, studi simili sono già presenti a livello micro con risultati concordanti e/o discordanti. Alcuni studi dimostrano che Facebook aumenterebbe il capitale sociale, altri (condotti anche da team di Facebook) dimostrano come Facebook (e anche Twitter) influisce sui diversi tipi di capitale sociale, generando a volte solitudine e infelicità.

Per riuscire a capire le relazioni tra il capitale sociale, i social network e la felicità ho costruito dei set di dati di tipo panel, con informazioni su 50 paesi su un periodo di 7 anni, dal 2004 (anno dell’inizio della diffusione dei social network) al 2010.

Il capitale sociale

Questo è un concetto complesso (si pensi che ancora non esiste una definizione accettata da tutti in letteratura) che viene solitamente diviso in 3 forme: bonding, bridging, linking. Il primo si riferisce ai legami che instauriamo con persone a noi vicine quali la famiglia o gli amici. Il secondo ai legami che creiamo con persone più distanti come i nostri colleghi. Il terzo ai legami con individui al di fuori del nostro circolo sociale, della nostra comunità. In breve, bridging e linking sono i tipi di capitale che ci aiutano a trovare un lavoro, ad instaurare nuove connessioni e accrescere la nostra soddisfazione personale e sociale. Il bonding  ci aiuta nelle situazioni quotidiane, come il ricevere attenzioni a causa di un’influenza o conforto familiare a causa di una brutta giornata.

bowling aloneTutto ciò è stato studiato nel dettaglio da diversi sociologi ed economisti, in particolare dal Professore Robert Putnam, autore di un famoso libro che documenta il declino del capitale sociale negli Stati Uniti dal titolo “Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community”. (2000)

Il titolo si riferisce al fatto che le partecipazioni alla lega del bowling sono diminuite negli ultimi decenni negli USA a causa di molti fattori primo tra i quali la televisione che porta tutti a trascorrere più tempo a casa lasciandone sempre meno per altre attività e associazioni.

Da quella ricerca molti altri autori hanno studiato il declino del capitale sociale, ad esempio i professori Bruni e Stanca (2008) hanno studiato gli effetti negativi della TV sulle attività relazionali e la soddisfazione sociale.

Da queste ricerche il quadro che ne emerge non è per niente rassicurante…Ecco forse perché molti hanno visto nelle nuove tecnologie e soprattutto nell’esplosione dei social network la speranza che questo trend potesse cambiare, che i social network online potessero avere gli stessi benefici dei social network tradizionali, quelli offline.

I social network e il lato oscuro del capitale sociale

Sin dalla loro creazione, l’obbiettivo dei social network (primo tra tutti Facebook) non è mai stato quello di farci conoscere nuova gente, quanto piuttosto quello di rappresentare una nuova forma di comunicazione con gente che conosciamo già, i nostri amici appunto. Ad esempio Facebook da sempre invita a trovare vecchie conoscenze, ci spinge a mantenere i contatti con amici preferiti, addirittura ci mostra nell’home page solo i post degli amici con i quali interagiamo di più.

Tutto ciò aumenta il bonding social capital ma non crea link tra diversi network e non ci porta a instaurare relazioni con nuove persone. Quando un network rafforza solo il tipo di capitale sociale detto bonding senza contribuire allo stesso modo verso gli altri tipi di capitale sociale (molto più importanti nella società odierna) esso fa parte del lato oscuro.

In altre parole ciò che si verifica è un aumento delle relazioni con i nostri familiari, amici più cari e in generale con i componenti del nostro circolo sociale e una conseguente diminuzione della fiducia verso persone a noi estranee.

Una conferma di tutto questo ci è data dalle statistiche ufficiali di Facebook: l’utente medio ha 120 amici ma interagisce regolarmente solo con 4-7 (a tal proposito ieri è stato pubblicato uno studio dal Data Team di Facebook – il numero di amicizie medio è adesso aumentato a 190 ma non si hanno aggiornamenti sull’utilizzo di questi contatti).

La ricerca

In ambito economico-statistico gli studi vengono eseguiti utilizzando particolari modelli e software per costruire delle equazioni (chiamate regressioni) e studiare il cambiamento dei coefficienti delle variabili.

La variabile dipendente delle mie regressioni sono gli indici di felicità che vengono calcolati con diversi sondaggi da domande del tipo “Quanto ti reputi felice da 1 a 10?”. Le variabili indipendenti sono invece i determinanti della felicità come il GDP, l’inflazione, la disoccupazione, l’aspettativa di vita, indicatori di democrazia e il capitale sociale.

Uno degli indicatori del capitale sociale sono i siti di social networking, come Facebook e Twitter. Per misurarli ho usato degli strumenti poco noti nel campo della letteratura economica ma molto potenti e potenzialmente molto interessanti: Google Trends e Google Insights for Search. Questi strumenti messi a disposizione gratuitamente da Google analizzano tutte le ricerche effettuate sul noto motore di ricerca. Da questi dati è possibile ricavare statistiche di marketing, ricerche di mercato e molto di più.

Il lavoro è stato eseguito per ogni social network analizzato. La lista dei social network più popolari è stata stabilita tramite Alexa e tramite ricerche su diversi siti. Ecco ad esempio i social network più popolari a Giugno del 2009. (World map of social networks)

sns june 2009

I risultati

Un aumento della popolarità dei social network del 10% porta di media un calo della felicità dello 0.8%.

Vista la recente esplosione di popolarità il risultato è abbastanza critico, anche se non esente da limiti e considerazioni obbligatorie di cui non sto qui a dilungarmi. Di certo occorre un ripensamento degli obbiettivi e delle strategie di questi siti per invertire il trend.

Fin quando Facebook ci porterà a trascorrere sempre più tempo da soli al computer il nostro livello di solitudine non potrà che aumentare. Una chat con 100 amici non potrà mai paragonarsi ad un caffè con uno solo di essi.

Riflessioni e conclusione

Mi rendo conto che questo articolo può risultare poco comprensibile alla maggior parte di voi lettori, cercherò quindi adesso di spiegare il tutto in altri termini, concludendo il discorso con una riflessione personale.

Nel 2000 quello che succedeva a Las Vegas rimaneva a Las Vegas, nel 2009 quello che succedeva a Las Vegas andava su Facebook. Oggi vai a Las Vegas solo per poterlo raccontare sulla tua pagina Facebook e fare il figo con gli amici. Il risultato è un calo della felicità. Siete d’accordo? Sorriso

Quante volte vi è capitato di vedere amici (o anche personalmente) che escono fuori di casa solo per poterlo raccontare poi su Facebook? Avete notato come tutti scattano continuamente foto solo con l’obbiettivo di poterle poi pubblicare su Facebook e sentirsi popolari? Avete notato come la guerra dei “mi piace” e dei commenti influisce sul vostro livello di soddisfazione e felicità?

Non siete gli unici ad averlo notato, e non siete gli unici ad esserne vittime. Ciò che sta succedendo è una rivoluzione sociale che da un lato ha i suoi aspetti positivi come l’accesso di tutti ad internet (ci sono persone che non conoscevano il computer prima di Facebook) e una maggiore comunicazione; dall’altro ha effetti negativi come un calo della felicità e paradossalmente un aumento della solutine a dispetto del numero di “amici” che si hanno online.

E se l’utilizzo che la maggior parte degli utenti fa dei social network fosse sbagliato? Se la mission di questi siti potesse essere rivista per contribuire allo sviluppo della società (e non solo alle loro tasche)? Forse negli ambienti di Facebook cominciano a capire tutto ciò, vedi il recente cambio di strategia di cui vi avevo parlato poco tempo fa.

Ho sempre sostenuto e sempre sosterrò che Facebook e gli altri social network sono qualcosa di straordinario, una rivoluzione digitale senza precedenti che ha portato indubbiamente un’ondata di innovazione unica. Ma adesso sembra che tutto ciò sia diventato troppo grande e stia sfuggendo al controllo.

Sono fermamente convinto che questa rivoluzione può contribuire alla società ed accrescere il capitale sociale portando tanti benefici e anche un aumento della soddisfazione sociale e della felicità, ma prima occorre ripensare  e rivalutare gli obbiettivi alla base di questi siti.


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E’ possibile scaricare gratuitamente l’introduzione alla tesi (in inglese), chi fosse interessato al lavoro intero mi contatti dal modulo contatti o tramite email a  info[at]splesh.net

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L'autore
Sono un curioso appassionato di informatica, nuove tecnologie e Social Media con una laurea in Economia e Marketing e un MSc in Development Economics. I blog sono da anni la mia passione, maggiori informazioni qui. Se ti fa piacere puoi seguirmi su Facebook: